Costume & Società

La Chiesa ad un nuovo appuntamento con la storia

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di Giovanni Balducci

La Chiesa negli anni si è dimostrata spesso restia al rinnovamento ed alle novità, non lo scopriamo certo oggi. Spesso e volentieri ha eretto muri e palizzate fatti di conformismo e bigottismo, che hanno portato gli ambienti più rivoluzionari ed all’avanguardia a ritenerla il principale ostacolo al progresso della civiltà e delle scienze. Ciò ha condotto a quella spaccatura fra scienza e spiritualità, che determina tutt’ora una situazione che non esiterei a definire schizofrenica per la cultura e la vita stessa dell’Occidente.

A scuola si impara che dal Rinascimento in poi l’uomo occidentale smette di rivolgersi alle cose del cielo per dedicarsi a quelle terrestri. Credo sia una banalizzazione grossolana. Il XVI ed i secoli a seguire, sono stati secoli pervasi da una spasmodica ricerca di sacro e d’assoluto. Basti pensare all’Accademia neoplatonica fondata a Firenze da Marsilio Ficino, entro le cui mura si cercò di edificare una ”docta religio” che cristianizzasse platone e platonizzasse il cristianesimo, nell’alveo di quella ricerca dell’armonia, e quel gusto per la koinè, che contraddistinse gli animatori di quella proficua stagione culturale. Non dimentichiamo nemmeno i Giordano Bruno, i Keplero, che sempre tennero lo sguardo fisso al cielo, e che lo tennero ancora alla maniera degli antichi, cercando di individuare il disegno di una mente intelligente rivelantesi nell’ordine e nella disposizione degli astri. Non dimentichiamo, altresì, il genio di Newton, definito da molti come ”l’ultimo dei maghi” piuttosto che come il primo degli scienziati, per i suoi studi biblici ed alchemici.

Ma la Chiesa non capì lo spirito di rinnovamento che aleggiava in quell’atmosfera frizzante, rimase arroccata nel suo aristotelismo tomista, sprecando l’occasione per una renovatio, che lungi dall’arrecare nocumento a qualcuno, anzi, avrebbe condotto ad un riassetto nel rapporto tra fede e ragione, come già lo si era avuto proprio all’epoca di Tommaso d’Aquino e della Bassa Scolastica. Questo fu l’enorme errore della Chiesa, che contribuì a far sì che avvenisse una sommaria identificazione fra aristotelismo e cristianesimo, fra l’ormai sorpassata concezione cosmologica e il messaggio di Cristo. Tant’è che una volta abbattuto l’ipse dixit dello stagirita, un certo Voltaire, in pieno XVIII secolo, si spinse a profetizzare l’imminente fine di Santa Romana Chiesa. Certo Voltaire si sbagliava, perché la Chiesa a tre secoli dal suo vaticinio è ancora viva e vegeta. Ma di certo non si può dire goda di ottima salute: è quantomeno acciaccata e claudicante. Scientismo e materialismo la fanno da padroni nella società occidentale (e non solo), e la Chiesa sembra ridottasi a rincorrere la scienza, cercandone approvazione. A dir poco eloquente in tal senso è quanto mi capitò qualche tempo fa recandomi a Lanciano, nella chiesa dove si conserva il miracolo eucaristico; mi fece tenerezza il parroco, che cercava di attestarci la veridicità del miracolo adducendo come prova il responso degli studi scientifici effettuati sulla reliquia. Padre– gli dissi, prendendolo in disparte – vogliamo esaminare anche la fede al microscopio ora?

Insomma, oggi la Chiesa sembra voler rimediare al suo mancato appuntamento con la storia, ma così facendo non s’accorge che potrebbe soccombere abbracciando l’opposto estremo dell’ottuso conservatorismo di allora: il relativismo. Paradosso dei paradossi, non ha accettato i Galilei e i Bruno, animi pervasi da enorme senso religioso, seppur ereticheggiante, ed ora sta capitolando sotto la scure di ragionieruncoli alla Odifreddi! Certo, il motto del Concilio Vaticano II è: “Ecclesia semper renovanda”. Son d’accordo. Ma un briciolo in più di austerità e coerenza non credo farebbero male. Ecco, mi piacerebbe che si preservassero di più il silenzio ed il raccoglimento, mezzi per entrare in intimità con noi stessi e con la realtà divina, che ci trascende, ma allo stesso tempo ci comprende; come voleva San Paolo: “In Dio viviamo, ci muoviamo ed esistiamo”. Il difficile sta nel riscoprirlo in mezzo al frastuono della nostra epoca pervasa da tanto tanto evitabilissimo chiacchiericcio. Ecco perché ritengo che in questo travagliato contesto storico la Chiesa, ormai rimasta l’unica organizzazione tradizionale d’Occidente, debba opporsi decisamente alla deriva relativista e alla decadenza morale sia al suo interno che nella società. Basta compromessi con questo mondo che resta in piedi solo perché non sa da che parte cadere, altrimenti anche questo nuovo grande appuntamento con la storia sarà mancato.

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